lunedì 23 dicembre 2013
Contenuti speciali Numero 6
Se vi siete persi il numero 6 di Long Wei, vi consigliamo vivamente di recuperare, considerando anche che è un'ottimo punto di inizio se siete dei nuovi lettori. Nel frattempo, eccovi un piccolo dietro le quinte del numero in cui vi mostriamo come, alle volte, nascono le coreografie che vedete nei numeri di Long Wei.
martedì 3 dicembre 2013
Interviste: Luca Genovese
Fra due giorni esce il suo secondo albo di Long Wei, è il padre (il secondo insieme a Cajelli) di Long Wei, come al solito intervista l'inestinguibile Francesco Savino...
Se Diego Cajelli è il creatore del personaggio, a livello grafico Long Wei è frutto delle tue matite. Cosa ci puoi dire sul tuo lavoro di creatore grafico di questa serie?
Come creatore grafico mi sono occupato di definire solo i due personaggi principali, Long Wei e Vincenzo Palma, e più che altro dare un'indicazione di massima sulla resa dei due. E in questo ho voluto lavorare come ho lavorato su John Doe: non ero creatore grafico della serie e mi sono basato sui riferimenti degli autori, per poi trovare il segno e la caratterizzazione del personaggio che più mi apparteneva. La stessa libertà mi è venuto naturale di lasciarla anche agli altri autori presenti su Long Wei, lasciando quindi che trovassero i personaggi più vicini al loro stile partendo dai miei studi e gli stessi riferimenti che ho usato io.
Per tutti gli altri personaggi della serie invece ci siamo tutti basati su indicazioni di Diego e sui modelli che ha scelto lui, mentre alcuni sono nati dalle ispirazioni degli altri autori, direttamente su carta, che poi sono stati condivisi e presi a modello dagli altri.
Qual è il tuo rapporto con le arti marziali e com’è stato trasportare e raccontare all’interno di un fumetto i combattimenti di Kung-Fu?
Ho praticato un po' di Wing-tzun e un po' di Kung fu, ma non in modo marziale, più come divertimento o passatempo. Amo molto le arti marziali e una certa filosofia che le guida, quindi mi sono sempre sentito attratto da quell'ambiente. Ma sono un pessimo allievo, a detta dei miei maestri. Per un po' più di realismo nei combattimenti ho chiesto consiglio a mio cugino, insegnante e praticante marzialista, con cui ho mimato i combattimenti e seguito i suoi consigli su soluzioni più efficaci e spettacolari. Poi mi sento molto a mio agio a disegnare azione e combattimenti essendo libero di usare il mio stile e le mie soluzioni, quindi il portare tutto sulla carta mi è risultato divertente, anche se alle volte non facile.
Dai robottoni di Beta ai combattimenti di arti marziali a Milano. Com’è stato il passaggio da due generi narrativi e visivi così diversi?
Sono molto diversi, e come background e immaginario il mondo di Beta mi è più vicino e mi appartiene di più, però non saprei, il più è sempre ingranare. Long Wei è un fumetto di azione mischiato a gag e situazioni che raccontano il quotidiano, e per certi versi pure in Beta si alternavano questi elementi narrativi. Certo i robot non danno calci volanti, e i combattenti su LW non sparano raggi dagli occhi, ma comunque ho trovato lo stesso divertimento nel lavorare questi due progetti così diversi.
lunedì 2 dicembre 2013
Intervista: Stefano Ascari
Stefano Ascari è il Braccio destro di Diego Cajelli ed anche lui ha sopportato l'inflessibile Francesco Savino e le sue interviste...
Ciao Stefano, presentati in tre righe!
Modena, classe 1975. Ho iniziato a pasticciare con i fumetti a 16 anni e non ho più smesso. Di giorno mi occupo di grafica e di notte scrivo. Sono sposato e ho una figlia, buonissima, Olivia che, in effetti. è la cosa migliore che abbia combinato in tutti questi anni.
Sappiamo che hai da poco terminato di scrivere diversi numeri per Mytico, la collana sulla mitologia greca uscita per il Corriere della Sera. Qual è stata, se c’è stata, la differenza di approccio tra questi due lavori apparentemente così diversi?
Su Mytico! abbiamo lavorato in un contesto redazionale molto operativo, fatto di scadenze e di coordinamento tra le varie storyline. Quindi sicuramente un lavoro più tecnico, anche se l'opportunità di lavorare con artisti generosissimi e su personaggi archetipici ha creato una specie di magia difficile da spiegare. Su Long Wei ho la fortuna di lavorare gomito a gomito con Diego che è un maestro paziente e severo, e il risultato è un lavoro che, sul piano emotivo, sento molto di più "nella pancia".
Come hai affrontato il mondo di Long Wei, tutti i personaggi e le loro diverse sfaccettature, e un ambiente urbano ben delineato?
Ho vissuto a Milano per sette anni quando studiavo e mi è sempre sembrata la scenografia perfetta per storie di genere. A volte mentre tornavo dall'Università mi immaginavo un livello di Duke Nuke'm tutto ambientato in Corso di Porta Romana... vabbè. L'ambientazione quindi mi era congeniale. I personaggi sono stati più difficili da interiorizzare, ma anche qui il supporto di Diego è stato fondamentale per arrivare a conoscerli e a muoverli a dovere.
Qual è il tuo rapporto con le arti marziali? E quanto questa tua conoscenza ha influito nel tuo modo di scrivere e raccontare in Long Wei?
Sono forse il più digiuno del team. Conosco alcuni dei riferimenti cinematografici del genere ma non sono un patito in senso stretto... Mi sono documentato per l'occasione e mi sono riscoperto un grande fan dei wuxia. Mi sono concentrato di più sul contorno, sull'uomo che sta dietro alle mazzate per intenderci, e spero di aver dato un buon contributo alla serie da questo punto di vista.
Ciao Stefano, presentati in tre righe!
Modena, classe 1975. Ho iniziato a pasticciare con i fumetti a 16 anni e non ho più smesso. Di giorno mi occupo di grafica e di notte scrivo. Sono sposato e ho una figlia, buonissima, Olivia che, in effetti. è la cosa migliore che abbia combinato in tutti questi anni.
Sappiamo che hai da poco terminato di scrivere diversi numeri per Mytico, la collana sulla mitologia greca uscita per il Corriere della Sera. Qual è stata, se c’è stata, la differenza di approccio tra questi due lavori apparentemente così diversi?
Su Mytico! abbiamo lavorato in un contesto redazionale molto operativo, fatto di scadenze e di coordinamento tra le varie storyline. Quindi sicuramente un lavoro più tecnico, anche se l'opportunità di lavorare con artisti generosissimi e su personaggi archetipici ha creato una specie di magia difficile da spiegare. Su Long Wei ho la fortuna di lavorare gomito a gomito con Diego che è un maestro paziente e severo, e il risultato è un lavoro che, sul piano emotivo, sento molto di più "nella pancia".
Come hai affrontato il mondo di Long Wei, tutti i personaggi e le loro diverse sfaccettature, e un ambiente urbano ben delineato?
Ho vissuto a Milano per sette anni quando studiavo e mi è sempre sembrata la scenografia perfetta per storie di genere. A volte mentre tornavo dall'Università mi immaginavo un livello di Duke Nuke'm tutto ambientato in Corso di Porta Romana... vabbè. L'ambientazione quindi mi era congeniale. I personaggi sono stati più difficili da interiorizzare, ma anche qui il supporto di Diego è stato fondamentale per arrivare a conoscerli e a muoverli a dovere.
Qual è il tuo rapporto con le arti marziali? E quanto questa tua conoscenza ha influito nel tuo modo di scrivere e raccontare in Long Wei?
Sono forse il più digiuno del team. Conosco alcuni dei riferimenti cinematografici del genere ma non sono un patito in senso stretto... Mi sono documentato per l'occasione e mi sono riscoperto un grande fan dei wuxia. Mi sono concentrato di più sul contorno, sull'uomo che sta dietro alle mazzate per intenderci, e spero di aver dato un buon contributo alla serie da questo punto di vista.
venerdì 29 novembre 2013
Interviste: Francesco Mortarino
Intervista a Francesco Mortarino, disegnatore del numero 4, al solito l'incorruttibile Francesco Savino è l'intervistatore...
Ciao Francesco, presentati in tre righe!
Ciao, mi chiamo Francesco Mortarino, ho 34 anni e mi piacerebbe disegnare fumetti. Mi cimento nell'impresa dal 2001 e parzialmente ci sono riuscito nel 2009 con Dead Nation; il colpaccio spero di farlo con Long Wei.
Qual è il tuo rapporto con le arti marziali e com’è stato trasportare e raccontare all’interno di un fumetto i combattimenti di Kung-Fu?
Dunque, non sono un esperto né un attivo praticante!Al contrario però sono uno spettatore affascinato sin da quando 12enne vidi il mitico Bruce Lee ne L'urlo di Chen terrorizza l'occidente e ne rimasi affascinato: lo stile, la velocità nell'esecuzione delle mosse, le coreografie dei movimenti... wow! Così, quando sono stato chiamato per realizzare Long Wei, ho pensato che potessi realizzare la mia versione di Ken il Guerriero (sì, lo so, non c'entra nulla… ma io sognavo di fare quello!).
Far parte della banda di Long Wei va al di là del semplice disegnare tavole, visto il coinvolgimento di tutti gli autori nelle varie iniziative di pubblicità virale. Qual è stato il tuo coinvolgimento in questi eventi? Puoi raccontarci qualche episodio particolarmente divertente?
L'aspetto più divertente è proprio quello promozionale, Diego è un abile uomo marketing e la cosa affascinante è mettere a punto le sue strategie per pubblicizzare al meglio la serie! Per esempio l'organizzazione della caccia al tesoro per il numero zero ci ha visti impegnati come novelli 007 a spargere indizi e albi per tutta via Paolo Sarpi.
Ma nulla in confronto alla preparazione dello stencil per marchiare le suddette copie, abbiamo passato un pomeriggio a mutilare e imbrattare cartoncini, poi ci siamo arresi e abbiamo risolto con degli adesivi. Stiamo ridendo ancora adesso!
Com’è stato immergerti nelle atmosfere della serie di Long Wei e di tutti i suoi personaggi, e quali difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate, nell’approcciarti a un fumetto di questo genere?
Non è stato semplice trovare il mood corretto per calarsi nella parte del disegnatore seriale! Soprattutto le difficoltà maggiori le ho incontrate nel riuscire a rendere riconoscibili i personaggi rispettando le indicazioni sul character design, non è una passeggiata!
Una volta superata l'impasse vi assicuro che a livello di disegno è una delle esperienze più esaltanti a cui abbia collaborato, disegnare tavole e tavole di gente che si picchia non ha prezzo!
Ciao Francesco, presentati in tre righe!
Ciao, mi chiamo Francesco Mortarino, ho 34 anni e mi piacerebbe disegnare fumetti. Mi cimento nell'impresa dal 2001 e parzialmente ci sono riuscito nel 2009 con Dead Nation; il colpaccio spero di farlo con Long Wei.
Qual è il tuo rapporto con le arti marziali e com’è stato trasportare e raccontare all’interno di un fumetto i combattimenti di Kung-Fu?
Dunque, non sono un esperto né un attivo praticante!Al contrario però sono uno spettatore affascinato sin da quando 12enne vidi il mitico Bruce Lee ne L'urlo di Chen terrorizza l'occidente e ne rimasi affascinato: lo stile, la velocità nell'esecuzione delle mosse, le coreografie dei movimenti... wow! Così, quando sono stato chiamato per realizzare Long Wei, ho pensato che potessi realizzare la mia versione di Ken il Guerriero (sì, lo so, non c'entra nulla… ma io sognavo di fare quello!).
Far parte della banda di Long Wei va al di là del semplice disegnare tavole, visto il coinvolgimento di tutti gli autori nelle varie iniziative di pubblicità virale. Qual è stato il tuo coinvolgimento in questi eventi? Puoi raccontarci qualche episodio particolarmente divertente?
L'aspetto più divertente è proprio quello promozionale, Diego è un abile uomo marketing e la cosa affascinante è mettere a punto le sue strategie per pubblicizzare al meglio la serie! Per esempio l'organizzazione della caccia al tesoro per il numero zero ci ha visti impegnati come novelli 007 a spargere indizi e albi per tutta via Paolo Sarpi.
Ma nulla in confronto alla preparazione dello stencil per marchiare le suddette copie, abbiamo passato un pomeriggio a mutilare e imbrattare cartoncini, poi ci siamo arresi e abbiamo risolto con degli adesivi. Stiamo ridendo ancora adesso!
Com’è stato immergerti nelle atmosfere della serie di Long Wei e di tutti i suoi personaggi, e quali difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate, nell’approcciarti a un fumetto di questo genere?
Non è stato semplice trovare il mood corretto per calarsi nella parte del disegnatore seriale! Soprattutto le difficoltà maggiori le ho incontrate nel riuscire a rendere riconoscibili i personaggi rispettando le indicazioni sul character design, non è una passeggiata!
Una volta superata l'impasse vi assicuro che a livello di disegno è una delle esperienze più esaltanti a cui abbia collaborato, disegnare tavole e tavole di gente che si picchia non ha prezzo!
giovedì 28 novembre 2013
Editoriali: Numero 4
Editoriale che potete trovare sul numero 4!
LA LUNGA STRADA
Tra le varie domande che ci vengono rivolte più spesso, una riguarda la titolazione degli albi di Long Wei.
I titoli degli episodi sono doppi. Abbiamo una versione breve in copertina, in questo caso: “L’inferno”, scritta in italiano e in cinese. In più, sul frontespizio c’è la versione estesa, che per questo episodio è: “L’inferno del fuoco urlante”.
Si tratta di un omaggio ai titoli dei film asiatici, di solito sempre molto articolati, o comunque più lunghi dei titoli occidentali.
Questo numero di Long Wei è un grande classico del racconto thriller. La drammatica caccia a uno spietato serial killer che miete le sue vittime in una Milano livida e ostile.
Rispettando le regole del noir metropolitano, la parte prettamente investigativa è stata ridotta all’osso. Gli autori hanno voluto raccontare una trama molto classica usando uno stile diverso da quello a cui siamo abituati. Cajelli lo dice spesso che è un po’ stanco di laboratori e di capelli analizzati al microscopio.
I disegni di questo episodio sono realizzati da Francesco Mortarino. Milanese, classe 1978, diplomato alla Scuola del Fumetto di Milano nel 2001. Nel 2008 ha pubblicato per Edizioni BD il volume: “Dead Nation” su testi di Andrea Gagna e successivamente, sempre per lo stesso editore, ha illustrato il romanzo breve: “Il Professionista, vendetta”.
Francesco ha un tratto molto personale, a metà tra il realistico e il grottesco. Il volume che avete in mano è il suo esordio in edicola, e gli auguriamo che sia il primo di una lunga serie. In questo momento è a lavoro sul numero undici di Long Wei: “ Gli artigli dei custodi invisibili”, in edicola il prossimo aprile.
Sul versante dei testi prosegue la scrittura a quattro mani di Cajelli e Ascari. I due, hanno confezionato l’albo dai toni più oscuri di tutta la serie. Le atmosfere virano decisamente sull’horror, arrivando al finale passando da un colpo di scena all’altro.
Buona (terrificante) lettura!
Non dimenticate di...
Venire a trovarci su Facebook: www.facebook.com/LongWeiEditorialeAurea
Seguirci su Twitter : @longweifumetto
Dare un’occhiata al nostro blog: www.longweifumetto.blogspot.it
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Titolo rubrica: DAL FUMETTO CON FURORE!
Per promuovere questo numero, abbiamo fatto finta che il personaggio di Bruno Valrico esistesse davvero. Abbiamo realizzato una campagna virale diffondendo sul web l’ipotetica copertina del suo libro: “101 posti dove farsi menare a Milano almeno una volta nella vita”. Lo stile era quello della celebre collana “101 posti…” che potete trovare in tutte le librerie. Il nostro era un libro inesistente, uno dei tanti libri inventati che spesso vengono creati all’interno delle opere di finzione. Sempre nell’ottica della campagna virale, avevamo realizzato anche alcuni estratti dai capitoli del volume di Valrico, il primo era questo:
“Capitolo uno: Piazzale Gabrio Rosa.
La piazza è circolare, proprio come un bersaglio. Un bersaglio nel cui centro c’è la tua faccia.
Dai lati della piazza, dalle otto vie che portano lì, nel cuore di Corvetto, arriva il fumo acre dei motorini bruciati, le urla dei vigili urbani che scappano, il rumore delle serrande che si abbassano.
Coprifuoco alle 20, perché Korvetto Komanda.
Se vuoi finire male, non c’è problema. Basta guardare in faccia quello che sta portando a spasso un rottweiler, o entrare nel bar tabacchi (omissis) per comprare le sigarette.”
Si sa, a volte il virale viene percepito come vero, ma di certo non mi aspettavo di ricevere, sulla pagina Facebook di Long Wei e sulla mia mail privata, tutte quelle di richieste di informazioni sul libro. In molti, hanno pensato che volume e autore esistessero davvero, e chiedevano il nostro aiuto per trovare una copia dell’introvabile libro.
Mi rendo conto che forse era una cosa prettamente milanese, con riferimenti a luoghi e situazioni note a chi vive a Milano, anche se di “posti dove farsi menare” ce ne sono in tutte le città del mondo. A richiamare la curiosità dei milanesi è stato un certo modo di raccontare la cronaca nera, e quell’aria politicamente scorretta che si avverte sia nella cover che nei capitoli messi on line.
Fatto sta che stavamo scherzando. L’ho detto a tutti e lo ripeto qui adesso. A scanso di equivoci: quel libro non esiste.
In un certo senso però, Valrico esiste sul serio. Ho creato il personaggio basandomi su un giornalista vero, cercando di ripetere il suo stile di scrittura nell’articolo che hai letto nelle pagine precedenti. Non ti dirò mai chi è, sappi che è una firma importante del giornalismo italiano, e che ha inventato una parola entrata nel linguaggio comune.
Non esiste neanche il “borghetto della serenità”, l’ameno quartiere in costruzione che si vede nel fumetto. Non esiste ma è plausibile. Realistico. La crisi ha chiuso diversi cantieri a Milano e dintorni, quello in cui si trovano i nostri due potrebbe essere uno dei tanti.
Nel finale il Signor Qin, fa entrare una tigre viva nel carcere di San Vittore. Ecco, lì siamo nella finzione più pura, non è possibile farlo, nessuno lo ha mai fatto e nessuno lo farà mai. Quella sequenza va intesa come una sorta di licenza poetica da noir metropolitano.
Nel prossimo numero: “Il leone corre sulla foglia di loto”, Long Wei avrà a che fare con un nemico molto particolare: il voodoo nigeriano. Sarà più forte la magia nera del perfido Oga Babatunde o la millenaria magia cinese?
Lo scoprirai il prossimo mese!
Diego Cajelli.
LA LUNGA STRADA
Tra le varie domande che ci vengono rivolte più spesso, una riguarda la titolazione degli albi di Long Wei.
I titoli degli episodi sono doppi. Abbiamo una versione breve in copertina, in questo caso: “L’inferno”, scritta in italiano e in cinese. In più, sul frontespizio c’è la versione estesa, che per questo episodio è: “L’inferno del fuoco urlante”.
Si tratta di un omaggio ai titoli dei film asiatici, di solito sempre molto articolati, o comunque più lunghi dei titoli occidentali.
Questo numero di Long Wei è un grande classico del racconto thriller. La drammatica caccia a uno spietato serial killer che miete le sue vittime in una Milano livida e ostile.
Rispettando le regole del noir metropolitano, la parte prettamente investigativa è stata ridotta all’osso. Gli autori hanno voluto raccontare una trama molto classica usando uno stile diverso da quello a cui siamo abituati. Cajelli lo dice spesso che è un po’ stanco di laboratori e di capelli analizzati al microscopio.
I disegni di questo episodio sono realizzati da Francesco Mortarino. Milanese, classe 1978, diplomato alla Scuola del Fumetto di Milano nel 2001. Nel 2008 ha pubblicato per Edizioni BD il volume: “Dead Nation” su testi di Andrea Gagna e successivamente, sempre per lo stesso editore, ha illustrato il romanzo breve: “Il Professionista, vendetta”.
Francesco ha un tratto molto personale, a metà tra il realistico e il grottesco. Il volume che avete in mano è il suo esordio in edicola, e gli auguriamo che sia il primo di una lunga serie. In questo momento è a lavoro sul numero undici di Long Wei: “ Gli artigli dei custodi invisibili”, in edicola il prossimo aprile.
Sul versante dei testi prosegue la scrittura a quattro mani di Cajelli e Ascari. I due, hanno confezionato l’albo dai toni più oscuri di tutta la serie. Le atmosfere virano decisamente sull’horror, arrivando al finale passando da un colpo di scena all’altro.
Buona (terrificante) lettura!
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Titolo rubrica: DAL FUMETTO CON FURORE!
Per promuovere questo numero, abbiamo fatto finta che il personaggio di Bruno Valrico esistesse davvero. Abbiamo realizzato una campagna virale diffondendo sul web l’ipotetica copertina del suo libro: “101 posti dove farsi menare a Milano almeno una volta nella vita”. Lo stile era quello della celebre collana “101 posti…” che potete trovare in tutte le librerie. Il nostro era un libro inesistente, uno dei tanti libri inventati che spesso vengono creati all’interno delle opere di finzione. Sempre nell’ottica della campagna virale, avevamo realizzato anche alcuni estratti dai capitoli del volume di Valrico, il primo era questo:
“Capitolo uno: Piazzale Gabrio Rosa.
La piazza è circolare, proprio come un bersaglio. Un bersaglio nel cui centro c’è la tua faccia.
Dai lati della piazza, dalle otto vie che portano lì, nel cuore di Corvetto, arriva il fumo acre dei motorini bruciati, le urla dei vigili urbani che scappano, il rumore delle serrande che si abbassano.
Coprifuoco alle 20, perché Korvetto Komanda.
Se vuoi finire male, non c’è problema. Basta guardare in faccia quello che sta portando a spasso un rottweiler, o entrare nel bar tabacchi (omissis) per comprare le sigarette.”
Si sa, a volte il virale viene percepito come vero, ma di certo non mi aspettavo di ricevere, sulla pagina Facebook di Long Wei e sulla mia mail privata, tutte quelle di richieste di informazioni sul libro. In molti, hanno pensato che volume e autore esistessero davvero, e chiedevano il nostro aiuto per trovare una copia dell’introvabile libro.
Mi rendo conto che forse era una cosa prettamente milanese, con riferimenti a luoghi e situazioni note a chi vive a Milano, anche se di “posti dove farsi menare” ce ne sono in tutte le città del mondo. A richiamare la curiosità dei milanesi è stato un certo modo di raccontare la cronaca nera, e quell’aria politicamente scorretta che si avverte sia nella cover che nei capitoli messi on line.
Fatto sta che stavamo scherzando. L’ho detto a tutti e lo ripeto qui adesso. A scanso di equivoci: quel libro non esiste.
In un certo senso però, Valrico esiste sul serio. Ho creato il personaggio basandomi su un giornalista vero, cercando di ripetere il suo stile di scrittura nell’articolo che hai letto nelle pagine precedenti. Non ti dirò mai chi è, sappi che è una firma importante del giornalismo italiano, e che ha inventato una parola entrata nel linguaggio comune.
Non esiste neanche il “borghetto della serenità”, l’ameno quartiere in costruzione che si vede nel fumetto. Non esiste ma è plausibile. Realistico. La crisi ha chiuso diversi cantieri a Milano e dintorni, quello in cui si trovano i nostri due potrebbe essere uno dei tanti.
Nel finale il Signor Qin, fa entrare una tigre viva nel carcere di San Vittore. Ecco, lì siamo nella finzione più pura, non è possibile farlo, nessuno lo ha mai fatto e nessuno lo farà mai. Quella sequenza va intesa come una sorta di licenza poetica da noir metropolitano.
Nel prossimo numero: “Il leone corre sulla foglia di loto”, Long Wei avrà a che fare con un nemico molto particolare: il voodoo nigeriano. Sarà più forte la magia nera del perfido Oga Babatunde o la millenaria magia cinese?
Lo scoprirai il prossimo mese!
Diego Cajelli.
mercoledì 27 novembre 2013
Interviste: Patrick Macchi
Intervista a Patrick Macchi, secondo disegnatore del numero 3 insieme a Luca Genovese, come al solito l'intervistatore è il fulgido Francesco Savino...
Ciao Patrick, presentati in tre righe.
Mi sono diplomato da circa un anno alla Scuola di Fumetto di Milano, disegnando da quando ho memoria, mi è sembrata la conclusione migliore per il mio percorso scolastico. Ho realizzato il numero 3 di Long Wei in collaborazione con Luca Bertelè. Mi piacerebbe aggiungere altro, ma per ora il mio curriculum può vantare solo quello.
Per la realizzazione grafica del tuo albo hai collaborato con Luca Bertelè. Com’è nata la vostra collaborazione, e come si è svolta dal punto di vista pratico? Quali sono stati i punti di forza di questo lavoro a quattro mani?
Esatto... beh, che dire, diciamo che è nata per merito di un "amico in comune". Non so se si possono fare nomi, ma la persona in questione sa di chi parlo. Mi è stato detto che Luca aveva bisogno di una mano per portare a termine l'albo, gli ho mandato delle tavole, e prima di rendermene conto ero già al lavoro.
Per quanto riguarda "chi facesse cosa" io mi sono occupato delle matite da pag 19 a 61, da 66 a 81, e da 88 a 94, mentre Luca ha fatto tutto il resto, dalle modifiche all'inchiostrazione.
I punti di forza credo che stiano proprio in questo, il lavoro si velocizza senza dubbio, e in ogni caso sono due teste che ci lavorano, se una pensa che qualcosa debba essere modificato per funzionare meglio, lo si fa senza problemi.
Qual è il tuo rapporto con le arti marziali e com’è stato trasportare e raccontare all’interno di un fumetto i combattimenti di Kung-Fu?
Le arti marziali mi hanno sempre affascinato, ma non mi ci sono mai avvicinato, e credo che non l'avrei mai fatto se non fosse stato per Long Wei. Perché un conto è vedere il film di Jackie Chan al sabato sera, un altro (per quello che è stato il mio metodo di lavoro) è imparare realmente la mossa in questione per poter essere in grado di disegnarla senza difficoltà. Diciamo che mi è stato più utile delle foto di riferimento.
Com’è stato immergerti nelle atmosfere della serie di Long Wei e di tutti i suoi personaggi, e quali difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate, nell’approcciarti a un fumetto di questo genere?
Devo dire che è stata una bella sfida, perché sono sempre stato abituato a tutt'altro. Però andando avanti di tavola in tavola, disegnare certe atmosfere è diventato quasi naturale, anche se le scene di lotta sono state quelle in cui mi sono sentito più "libero".
Ciao Patrick, presentati in tre righe.
Mi sono diplomato da circa un anno alla Scuola di Fumetto di Milano, disegnando da quando ho memoria, mi è sembrata la conclusione migliore per il mio percorso scolastico. Ho realizzato il numero 3 di Long Wei in collaborazione con Luca Bertelè. Mi piacerebbe aggiungere altro, ma per ora il mio curriculum può vantare solo quello.
Per la realizzazione grafica del tuo albo hai collaborato con Luca Bertelè. Com’è nata la vostra collaborazione, e come si è svolta dal punto di vista pratico? Quali sono stati i punti di forza di questo lavoro a quattro mani?
Esatto... beh, che dire, diciamo che è nata per merito di un "amico in comune". Non so se si possono fare nomi, ma la persona in questione sa di chi parlo. Mi è stato detto che Luca aveva bisogno di una mano per portare a termine l'albo, gli ho mandato delle tavole, e prima di rendermene conto ero già al lavoro.
Per quanto riguarda "chi facesse cosa" io mi sono occupato delle matite da pag 19 a 61, da 66 a 81, e da 88 a 94, mentre Luca ha fatto tutto il resto, dalle modifiche all'inchiostrazione.
I punti di forza credo che stiano proprio in questo, il lavoro si velocizza senza dubbio, e in ogni caso sono due teste che ci lavorano, se una pensa che qualcosa debba essere modificato per funzionare meglio, lo si fa senza problemi.
Qual è il tuo rapporto con le arti marziali e com’è stato trasportare e raccontare all’interno di un fumetto i combattimenti di Kung-Fu?
Le arti marziali mi hanno sempre affascinato, ma non mi ci sono mai avvicinato, e credo che non l'avrei mai fatto se non fosse stato per Long Wei. Perché un conto è vedere il film di Jackie Chan al sabato sera, un altro (per quello che è stato il mio metodo di lavoro) è imparare realmente la mossa in questione per poter essere in grado di disegnarla senza difficoltà. Diciamo che mi è stato più utile delle foto di riferimento.
Com’è stato immergerti nelle atmosfere della serie di Long Wei e di tutti i suoi personaggi, e quali difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate, nell’approcciarti a un fumetto di questo genere?
Devo dire che è stata una bella sfida, perché sono sempre stato abituato a tutt'altro. Però andando avanti di tavola in tavola, disegnare certe atmosfere è diventato quasi naturale, anche se le scene di lotta sono state quelle in cui mi sono sentito più "libero".
martedì 26 novembre 2013
Editoriali: Numero 3
Ed eccovi pure l'editoriale del numero tre, in caso vi sfoste distratti:
LA LUNGA STRADA
Fin dalla copertina, questo episodio è una sorta di omaggio al mondo dei videogiochi, l’atmosfera è quella dei classici “picchiaduro” tipo Tekken o Street Fighter. È un modo per raccontare le arti marziali, rendendole iconiche, alleggerendo le componenti drammatiche.
Lo staff di autori che ha realizzato il terzo numero di Long Wei è composto da quattro persone, tra i quali un esordiente assoluto nel mondo del fumetto: Patrick Macchi.
Patrick si è appena diplomato alla Scuola del Fumetto di Milano, ed è stato scelto da Luca Bertelè come aiutante sul campo per la realizzazione delle matite di questo albo. Quindi, nelle prossime pagine potrete vedere il suo primo lavoro in assoluto. Luca Bertelè invece, è un autentico veterano del fumetto italiano, già visto su John Doe, attualmente impegnato con la versione a fumetti di Star Wars: The Clone Wars per la casa editrice inglese Titan e Scooby Do per Piemme. Lavora con Cajelli più o meno dagli anni ’90 e i fumetti che hanno fatto assieme sono troppi per essere elencati qui.
Sul fronte sceneggiature, c’è una grossa novità. La collaborazione ai testi di Stefano Ascari. Ascari, già sceneggiatore della serie Mytico!, il fumetto allegato con il Corriere della Sera, e autore della versione a fumetti di Shutter Island.
Cajelli e Ascari scrivono a quattro mani. Se invece di fumetti fossimo nelle cucine di un grande ristorante potremmo dire che Cajelli è lo chef e Ascari il suo vice. Il metodo di lavoro che stanno usando è piuttosto raro per il fumetto, dove di solito ogni autore lavora in “solitaria”, ed è molto più vicino al sistema di scrittura delle serie televisive.
I due sono molto affiatati, mescolano abilmente le loro diverse caratteristiche di autori, e i risultati li potrete leggere nel corso dell’intera miniserie, visto che l’esperimento di scrittura usato per questo numero è stato ripetuto anche nei numeri successivi.
Buona lettura!
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DAL FUMETTO CON FURORE!
Il titolo esteso di questo episodio: “Il Pugno dell’eterna primavera” è la traduzione letterale di Wing Chun, lo stile di kung fu codificato dal maestro Ip Man nella prima metà del secolo scorso.
Già dal nome si intuisce il senso di questo stile di combattimento, tecniche e forme che rendono i praticanti eternamente giovani. L’efficacia del Wing Chun quindi, non sente il peso del tempo che passa e dell’età che avanza.
Nelle pagine che hai appeno letto succedono parecchie cose. Una delle più importanti è l’introduzione di un nuovo personaggio nel cast di Long Wei. Si tratta dell’ispettore Ilaria De Falco. Con Ilaria, personaggio inedito, creo una sorta di collegamento con un mio lavoro precedente: Milano Criminale. La giovane poliziotta è la figlia di uno dei due protagonisti di quella saga: Il commissario Simone De Falco.
La serie, comunque, rimane sui binari del noir. La parte poliziesco/investigativa è ridotta al minimo, e così sarà anche nei numeri successivi. Perché, attenzione che metto le mani un po’ avanti, il rapporto tra Ilaria e Long Wei avrà degli sviluppi non proprio da giallo procedurale.
A cosa serve un personaggio legato alle forze dell’ordine? La questione è legata alla legittimità. Date le situazioni in cui si infilano Vincenzo e Long Wei, nonostante la fedina penale non proprio pulita di Vincenzo, avere una poliziotta come amica può far comodo. L’importante, dal mio punto di vista, è non trasformare una serie action in un “normale” racconto poliziesco.
Sempre in questo numero nella sequenza ambientata nell’ospedale, vediamo due ragazzi che vedono sul loro tablet la scena di uno dei film che ha girato Long Wei. Il titolo della pellicola è “Bulletproof Crane - La Gru Antiproiettile”.
Long Wei interpreta uno dei tanti scagnozzi al soldo del boss del porto, e affronta il protagonista del film usando, appunto, lo stile della Gru. Quella sequenza è presente nel mitico numero Zero di Long Wei, ormai diventato un albo da collezione. Su quel numero speciale, che presentava la serie e tutti gli autori, sono raccontate le varie scene dei vari film in cui il nostro eroe ha fatto la comparsa. Se non hai il numero Zero non disperarti, vedrai quelle scene anche qui, inserite in modo narrativo sulla serie regolare.
Il combattimento finale: Long Wei Vs Daniele, abbiamo deciso di raccontarlo come se fosse un videogioco. Io e Luca Bertelè abbiamo ricreato un contesto da picchiaduro, con tanto di combo e di combinazione tasti corrispondenti alle mosse dei due personaggi. Così come la cover, sempre opera di LRNZ, si ispira allo stile pixeloso delle immagini dei picchiaduro classici. Sì, cambiare stile di linguaggio visivo è un po’ una “tarantinata”, sarà che Quentin Tarantino mi piace da matti e in un certo senso volevo omaggiare la sequenza a cartoni animati presente in Kill Bill.
Più o meno è tutto. Ci si becca sul prossimo numero di Long Wei: “L’inferno del fuoco urlante”. Un oscuro e tremendo thriller, dove Milano si ritrova ad avere a che fare con la più tremenda delle minacce metropolitane: un serial killer.
Diego Cajelli.
LA LUNGA STRADA
Fin dalla copertina, questo episodio è una sorta di omaggio al mondo dei videogiochi, l’atmosfera è quella dei classici “picchiaduro” tipo Tekken o Street Fighter. È un modo per raccontare le arti marziali, rendendole iconiche, alleggerendo le componenti drammatiche.
Lo staff di autori che ha realizzato il terzo numero di Long Wei è composto da quattro persone, tra i quali un esordiente assoluto nel mondo del fumetto: Patrick Macchi.
Patrick si è appena diplomato alla Scuola del Fumetto di Milano, ed è stato scelto da Luca Bertelè come aiutante sul campo per la realizzazione delle matite di questo albo. Quindi, nelle prossime pagine potrete vedere il suo primo lavoro in assoluto. Luca Bertelè invece, è un autentico veterano del fumetto italiano, già visto su John Doe, attualmente impegnato con la versione a fumetti di Star Wars: The Clone Wars per la casa editrice inglese Titan e Scooby Do per Piemme. Lavora con Cajelli più o meno dagli anni ’90 e i fumetti che hanno fatto assieme sono troppi per essere elencati qui.
Sul fronte sceneggiature, c’è una grossa novità. La collaborazione ai testi di Stefano Ascari. Ascari, già sceneggiatore della serie Mytico!, il fumetto allegato con il Corriere della Sera, e autore della versione a fumetti di Shutter Island.
Cajelli e Ascari scrivono a quattro mani. Se invece di fumetti fossimo nelle cucine di un grande ristorante potremmo dire che Cajelli è lo chef e Ascari il suo vice. Il metodo di lavoro che stanno usando è piuttosto raro per il fumetto, dove di solito ogni autore lavora in “solitaria”, ed è molto più vicino al sistema di scrittura delle serie televisive.
I due sono molto affiatati, mescolano abilmente le loro diverse caratteristiche di autori, e i risultati li potrete leggere nel corso dell’intera miniserie, visto che l’esperimento di scrittura usato per questo numero è stato ripetuto anche nei numeri successivi.
Buona lettura!
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DAL FUMETTO CON FURORE!
Il titolo esteso di questo episodio: “Il Pugno dell’eterna primavera” è la traduzione letterale di Wing Chun, lo stile di kung fu codificato dal maestro Ip Man nella prima metà del secolo scorso.
Già dal nome si intuisce il senso di questo stile di combattimento, tecniche e forme che rendono i praticanti eternamente giovani. L’efficacia del Wing Chun quindi, non sente il peso del tempo che passa e dell’età che avanza.
Nelle pagine che hai appeno letto succedono parecchie cose. Una delle più importanti è l’introduzione di un nuovo personaggio nel cast di Long Wei. Si tratta dell’ispettore Ilaria De Falco. Con Ilaria, personaggio inedito, creo una sorta di collegamento con un mio lavoro precedente: Milano Criminale. La giovane poliziotta è la figlia di uno dei due protagonisti di quella saga: Il commissario Simone De Falco.
La serie, comunque, rimane sui binari del noir. La parte poliziesco/investigativa è ridotta al minimo, e così sarà anche nei numeri successivi. Perché, attenzione che metto le mani un po’ avanti, il rapporto tra Ilaria e Long Wei avrà degli sviluppi non proprio da giallo procedurale.
A cosa serve un personaggio legato alle forze dell’ordine? La questione è legata alla legittimità. Date le situazioni in cui si infilano Vincenzo e Long Wei, nonostante la fedina penale non proprio pulita di Vincenzo, avere una poliziotta come amica può far comodo. L’importante, dal mio punto di vista, è non trasformare una serie action in un “normale” racconto poliziesco.
Sempre in questo numero nella sequenza ambientata nell’ospedale, vediamo due ragazzi che vedono sul loro tablet la scena di uno dei film che ha girato Long Wei. Il titolo della pellicola è “Bulletproof Crane - La Gru Antiproiettile”.
Long Wei interpreta uno dei tanti scagnozzi al soldo del boss del porto, e affronta il protagonista del film usando, appunto, lo stile della Gru. Quella sequenza è presente nel mitico numero Zero di Long Wei, ormai diventato un albo da collezione. Su quel numero speciale, che presentava la serie e tutti gli autori, sono raccontate le varie scene dei vari film in cui il nostro eroe ha fatto la comparsa. Se non hai il numero Zero non disperarti, vedrai quelle scene anche qui, inserite in modo narrativo sulla serie regolare.
Il combattimento finale: Long Wei Vs Daniele, abbiamo deciso di raccontarlo come se fosse un videogioco. Io e Luca Bertelè abbiamo ricreato un contesto da picchiaduro, con tanto di combo e di combinazione tasti corrispondenti alle mosse dei due personaggi. Così come la cover, sempre opera di LRNZ, si ispira allo stile pixeloso delle immagini dei picchiaduro classici. Sì, cambiare stile di linguaggio visivo è un po’ una “tarantinata”, sarà che Quentin Tarantino mi piace da matti e in un certo senso volevo omaggiare la sequenza a cartoni animati presente in Kill Bill.
Più o meno è tutto. Ci si becca sul prossimo numero di Long Wei: “L’inferno del fuoco urlante”. Un oscuro e tremendo thriller, dove Milano si ritrova ad avere a che fare con la più tremenda delle minacce metropolitane: un serial killer.
Diego Cajelli.
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